MA L’ITALIA È PROPRIO IL PAESE DEI CAMPANELLI?

Per emigrati italiani all’estero come me, a cui manca l’Italia, il luogo che ci ha visti nascere, c’è sempre quell’anelito che magari un giorno si ritorni al nostro bel paese a passare gli ultimi anni della nostra vita. Ma questo lo dice il cuore, perché la mente dice tutt’altra cosa. Perché anche nel paese di adozione più retrogrado il sistema di vita è oggi di gran lunga migliore che in Italia. Perché l’Italia è l’Italia di sempre, anzi peggio. Lasciamo perdere le bellezze naturali, l’arte, l’abbondanza delle derrate alimentari, il parmigiano il prosciutto, la mozzarella, il vino che compri a prezzo più basso rispetto all’estero, e lasciamo pure perdere il ridicolo in cui la percezione del nostro paese all’estero ci ha relegati, i 62 governi dal dopoguerra ai nostri giorni, le buffonate di certi nostri leader, ma la cosa che è ancora lì, irrimediabilmente incarnata nel DNA italiano, è la burocrazia statale e parastatale. Si è sempre detto che la burocrazia italiana è ancora borbonica. Io invece la chiamerei medievale.
Quando ti trovi a parlare con connazionali all’estero che, per qualche ragione, hanno dovuto a che fare con uffici italiani per ottenere questo o quel documento, le assurde difficoltà cui sono andati incontro , ti fanno, a dir poco, rizzare i capelli. Giorni fa un mio caro amico, che ora vive soprattutto in Italia oltre che in Irlanda per alcuni mesi l’anno, mi ha raccontato che, intendeva fare domanda all’INPS per ottenere dell’assistenza sociale, per la qual cosa aveva bisogno di presentare il codice fiscale che avrebbe ottenuto dall’Agenzia Entrate. Ebbene è dovuto andare in detto ufficio circa sette volte, senza mai ottenerlo, perché ogni qualvolta che si presentava allo sportello, c’era sempre qualcosa che non andava. In ultima analisi, durante la sua ultima visita, riconosciuto da un suo vecchio amico che lavorava in detto ufficio, poté finalmente, per sua intercessione, ottenerlo. E non è tutto qui, con detto documento il mio amico poté inoltrare domanda all’INPS per la richiesta di assistenza sociale. Ma l’impiegata dell’ufficio ha tergiversato dicendo che era tenuto a spendere in Italia e non in Irlanda i soldi dell’assistenza sociale che avrebbe ottenuto. Inaudito! E poi il colmo! Chiede al mio amico: “Ma l‘Irlanda è nell’UE? Incredibile! Cio’ significa che ci sono leggi e regolamenti nazionali e comunitari, ma ogni impiegato di uffici statali e parastatali in Italia si ritiene in diritto di interpretarli a modo suo.
Ad ogni buon conto mesi dopo, mentre si trovava ricoverato d’urgenza in ospedale a Dublino, il mio amico riceve una telefonata dal predetto ufficio INPS in Italia con la quale veniva pregato di presentare subito “entro due ore” dei documenti di identità altrimenti la sua pratica sarebbe stata archiviata. Bella questa no? Non avendo il dono dell’ubiquità il mio caro amico ha, come si direbbe, perso il treno!
Poi, senza volere andare troppo lontano, lo scrivente ha fatto domanda all’INPS circa due anni fa per ottenere una pensione pro-rata. La mia pratica ha avuto un percorso agevole fino a quando il Polo INPS di Perugia, cui fanno capo i richiedenti emigrati in Irlanda, ha richiesto ad un certo altro ufficio INPS in Italia dati essenziali per concluderla. Ma , ohimè, il tutto si è bloccato per sette lunghi mesi. Perché dopo tanti solleciti da parte di Perugia e da me, l’interessato, ci sono voluti proprio sette mesi per quest’ultimo ufficio per comunicare al Polo di Perugia che “ era un altro ufficio INPS a cui avrebbero dovuto rivolgersi per richiedere i dati”. Pazzesco!
Ma una delle più belle è che le testate giornalistiche online del tipo di quella gestita dallo scrivente, possono richiedere sussidi ad una commissione statale per il loro servizio rivolto agli italiani all’estero. Ma, ascoltate bene, uno dei moduli richiesti perché la domanda venga presa in considerazione è quello che riguarda l’attestazione con tanto di documentazione da parte degli editori delle “edizioni” vendute anche in abbonamento. Ora ditemi come si fa a vendere “edizioni “ di un sito online?
Tutto questo, insieme a tante altre situazioni simili, come ad esempio il caso della tassa di successione testamentaria richiesta dall’Agenzia delle Entrate agli eredi prima ancora che questi ultimi ricevano quanto a loro dovuto in base alla spartizione degli averi a chiusura della successione. Bella questa no? Quindi se i beni di cui viene calcolato il valore imputabile include un bene immobile, cioè una casa o un appartamento” la cui vendita è necessaria prima che venga spartito il liquido agli eredi, questi ultimi devono pagare la tassa di successione anche se ancora non hanno ricevuto un fico secco dalla successione e se poi l’immobile non è mai venduto, agli eredi non rimane in mano che un pugno di mosche! Fantastico!
Sistema borbonico, medievale o dell’età della pietra?
Concetto La Malfa



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