L’IRLANDA VIAGGIA VERSO UNA RECESSIONE AL 100%

La National Treasury Management Agency (NTMA) d’Irlanda ha emesso l’avvertimento che il Paese sta avvicinandosi ad una recessione al 100%. È difficile capire come, nonostante l’euforia nei circoli politici di un prospero tasso di crescita economica, con un tasso di disoccupazione fra i più bassi in tempi recenti, una simile previsione abbia fondamento. Eppure, anche se a corto di spiegazioni che l’uomo della strada possa capire, l’avvertimento è abbastanza serio. Contemporaneamente a questa profezia è stata divulgata  la notizia che il debito pubblico irlandese è di ben 205 miliardi. La ragione, dicono, è che l’Irlanda fa affidamento sugli investitori internazionali per il 90% dei suoi prestiti. Per molto tempo abbiamo ascoltato definizioni come prestiti nazionali e debiti nazionali. Una mente semplice si chiederebbe perché il prestito da qualunque fonte provenga debba essere investito in modo tale da protrarre e perpetuare l’indebitamento nazionale.
Un accorto imprenditore che assume un prestito lo investe in qualcosa che serva a costruire una solida posizione per se stesso, sia essa una società o un’impresa, che a sua volta gli darà abbastanza profitti per rimborsare agevolmente i suoi prestiti e contribuire sia alla sua ricchezza che a quella nazionale in modo tale da sopravvivrebbe a qualsiasi recessione. Quindi la domanda è in che cosa i 205 miliardi di indebitamento nazionale vengono investiti? Ricordiamo che la filosofia del “vivi ora paga più tardi” è ancora incarnata nella psiche irlandese.
Un modo sicuro per attutire  la tendenza negativa della dipendenza a prestiti stranieri è che le imprese indigene siano incoraggiate e assistite per creare una propria solida ricchezza nazionale.
Questo è quanto hanno fatto in passato alcuni Paesi europei.

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