ITALIA IN RECESSIONE MA IL GOVERNO È OTTIMISTA

Roma, 31 gen. (askanews) – L’Italia è in recessione. Lo conferma L’Istat secondo la quale il Pil italiano si è contratto dello 0,2% nel quarto trimestre del 2018, rispetto al trimestre precedente. L’Italia, che ha visto già un calo del prodotto interno lordo dello 0,1% nel terzo trimestre, è entrata quindi in una fase di recessione tecnica. Cresce invece l’occupazione che a dicembre 2018 si è attestata al 58,8% (+0,1 punti percentuali) raggiungendo il livello più alto da aprile 2008, cioè da prima della crisi.

Contrariamente alle previsioni ottimistiche dell’esecutivo che solo a settembre 2018, in fase di approvazione del Def, proclamava l”abolizione della povertà”, gli italiani sono costretti a fronteggiare nuove difficoltà economiche, anche se per il governo giallo-verde questa situazione è frutto della cattiva gestione dei governi precedenti.

Così il premier Giuseppe Conte, parlando a margine del suo intervento all’inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.

“È un fattore transitorio – ha detto il premier – anche agli analisti più sprovveduti è noto che in questo momento c’è una guerra di dazi tra Stati Uniti e Cina che, come avevo detto al G7, ci troverà tutti perdenti e quindi la Germania per prima ci sta rimettendo. E siccome la Germania è il primo Paese per quanto riguarda le nostre esportazioni, esportiamo in Germania il 12%, 65 miliardi. È chiaro che questo effetto derivato da fattori esterni si produce immediatamente. Ma dal nostro punto di vista: nessuna preoccupazione, dobbiamo concentrarci sul rilancio della nostra economia che avverrà nel 2019 perché adesso iniziano a realizzarsi le misure economiche che abbiamo messo nella manovra e a svilupparsi il nostro piano per gli investimenti e tutte le misure che daranno alla nostra economia la possibilità di esprimersi. Tutto questo andrà a pieno regime nel secondo semestre del 2019, quindi non c’è ragione di perdere fiducia anzi c’è molto entusiasmo per questo 2019”.

Il quarto trimestre del 2018 – ha precisato l’Istat – ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.




Share This