COME INTERPRETARE I RECENTI DISORDINI NEL NORD IRLANDA – Un’analisi di Concetto La Malfa

(Negli ultimi anni ’90, Concetto La Malfa è stato corrispondente da Dublino, sulla questione dei negoziati di pace nell’Irlanda del Nord, per la stazione radio italiana RTL 102.5 di Milano).
Gli incresciosi disordini del 18 aprile a Belfast, con l’uccisione della ventinovenne giornalista Lyra McKee, destano non poche preoccupazioni per quanto riguarda la pace nel Nord Irlanda che bene o male, tranne qualche sporadico incidente, ha retto dagli ultimi anni ’90 ai nostri giorni. C’è chi dice che questi disordini siano isolati e assolutamente non indicativi di una potenziale ripresa del conflitto, ma c’è anche chi dice che sono chiari sintomi di seria escalation di un conflitto che per vent’anni, è rimasto quale fuoco sotto le ceneri..
Gli elementi che hanno un ruolo importante nei recenti risvolti di questo annoso problema sono svariati. Innanzitutto, malgrado il raggiungimento del cosiddetto Accordo del Venerdì Santo stipulato nel 1998, che poneva fine al conflitto armato fra estremisti nazionalisti e protestanti, è rimasto un gruppo di ultra fra le file dell’IRA, chiamato la Nuova IRA, che da allora è sempre stato lì in agguato pronto a ripercorrere, all’occasione, il sentiero della violenza.
Altri elementi che hanno l’effetto di esacerbare tale situazione sono di natura prettamente politica.
Ricordiamo innanzitutto che uno dei maggiori vantaggi del successo dei negoziati di pace degli anni ’90 è stato il ripristino dell’assemblea governativa a Belfast con la partecipazione delle forze di tutto l’arcobaleno politico nel Nord Irlanda, prime fra tutte il partito DUP (partito di unione democratica) in rappresentanza del fronte protestante, fedele alla corona inglese e il partito nazionalistico repubblicano dello Sinn Fein, partito di cui l’IRA è  stato tradizionalmente il braccio estremista ribelle, in rappresentanza dei nazionalisti la cui mira a lungo termine è un’Irlanda unita annessa alla Repubblica.
Le fazioni contrarie, rappresentate dai suddetti partiti, sono in rotta da ben due anni, col risultato dello scioglimento, da pari data, del governo di Belfast. Pertanto è innanzitutto l’assenza di un governo che non giova di certo al clima di stabilità necessario per il mantenimento della pace. Inoltre, a seguito delle elezioni politiche in Gran Bretagna e la perdita della maggioranza del partito conservatore, il Primo Ministro Theresa May, impelagata con la questione Brexit, non ha avuto altra scelta che stipulare un accordo col DUP per chiedere il loro appoggio per il ripristino della necessaria maggioranza in Parlamento, concedendo, in contropartita, considerevoli sussidi al Nord Irlanda. Il conseguente rafforzamento della posizione politica del DUP al quale, prima di ogni cosa, sta a cuore l’unione col Regno Unito, e la sua importanza nel gioco delle parti sulla scacchiera Brexit, non poteva, da una parte, non allontanare la possibilità di un compromesso con le forze politiche nazionalistiche all’opposizione per il ripristino del cosiddetto Stormond, cioè il governo di Belfast. Dall’altra, secondo alcuni osservatori, il rafforzamento dell’immagine e importanza politica del DUP, potrebbe essere risultata indigeribile da parte delle fazioni nazionalistiche all’opposizione e, perché no, fornire maggiori pretesti all’innegabile piccola armata di elementi ultra estremisti anti britannici nell’Irlanda del Nord per il ripristino della guerriglia di vecchio stampo.



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