GESU’ CHRISTO, EINSTEIN E ZUCKERBERG: COS’HANNO IN COMUNE?

In duemila anni di storia dell’umanità, a mio parere, sono tre i personaggi di spicco che hanno fatto storia in questo mondo: Gesù Cristo, Albert Einstein ad Mark Zuckerberg. Gesù Cristo per aver introdotto il Regno dei cieli, Einstein per aver cambiato il modo di vedere l’Universo e Zuckerberg per aver creato Facebook, un pianeta parallelo a quello in cui viviamo. Tutti e tre hanno avuto i propri seguaci, ma non tanti quanti ne ha il Sig. Zuckerberg. Un giorno però, il monumento che probabilmente gli dedicheranno in qualche città a quest’ultimo potrebbe fare la fine di quello dedicato al mercante di schiavi Edward Colston a Bristol, che è stato divelto dal suo piedistallo e gettato nel fiume della città. Il paragone tra Zuckerberg e Edward Colston, e come lui tutti i mercanti di schiavi, è tutt’altro che avventato, con la differenza che i vari Edward Colston hanno fatto schiavi solo i negri, mentre Mr Zuckerberg ha fatto schiava un’intera umanità.
È sconcertante vedere gente di tutte le età e di ogni colore passare tutte le loro sante ore del giorno collegata a quella specie di Speculum Stultorum che è facebook, il mondo di chi ha abdicato il senso della privacy e dell’interazione vis-à-vis con gli esseri umani, per imboscarsi in una giungla di falsi dei, nei meandri dei messaggi segreti, dei chat, delle tentazioni di vario tipo, e teatro per chiunque voglia mettersi in luce, in silenzio e lontano dalla vita reale, con aforismi rubati qua e là e la pubblicazione in massima parte di emerite stronzate. E’ una droga, ma, piu’di tante droghe, comporta assuefazione, su un binario senza ritorno. È un vero peccato che a cascare in questa trappola siano anche persone intelligenti e sensibili che hanno perso la capacità di interagire nel modo in cui interagivano prima che nascesse Zuckerberg. Un giorno quando questo iniquo social medium mieterà le sue vittime, forse verrà un altro Salvatore che farà del mondo una grande piazza con gli esseri umani, all’aperto, sotto il cielo del pianeta, comunicare a voce alta l’uno con l’altro, beh… magari rispettando il distanziamento dei due metri se vogliamo. Ah, ah, ah…
C. La Malfa

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