BREXIT L’INDEPENDENCE DAY DI NIGEL FARAGE

Dopo la vittoria del Brexit con il 52% contro il 48% degli elettori nel referendum della Gran Bretagna, un giubilante Nigel Farage ha dichiarato il 23 giugno 2016 INDEPENDENCE DAY! Infine gli “alieni” sono stati sconfitti, segnando così una nuova era in cui gli inglesi saranno liberi da vincoli comunitari. Quasi immediatamente dopo il risultato, la sterlina è crollata nei confronti del dollaro e l’euro e il primo ministro Cameron, che, interpretando il  malcontento nazionale sull’UE, democraticamente aveva deciso di indire un referendum, ha indicato che si dimetterà fra tre mesi. Al di là della questione dei migranti, che è stato il pomo della discordia che ha portato al referendum, si ha la sensazione che coloro che hanno votato per Brexit lo hanno fatto nella convinzione che la Gran Bretagna potrà ritornare ad essere di nuovo il potente paese indipendente di una volta, quando era a capo di un vasto impero, credendo anche allo slogan patriottico “Britain to the British”. In questo si nasconde più di un pizzico di xenofobia nazionalista. L’evento Brexit ci fa riflettere sul fatto che da lungo tempo, e non solo in Gran Bretagna, è diventato così facile dare la colpa nell’UE per carenze nelle politiche socio/economiche nazionali, abbracciando le tendenze capitalistiche di divisione. Nel frattempo diciamo anche che dietro il manifesto legittimo di Farage e Johnson, a cui questa vittoria è stata una sorpresa, si celava la mossa strategica per far fuori Cameron.  Ora rimane  da vedere se la giubilante Gran Bretagna subirà un periodo in recessione. Resta da vedere anche fino a che punto l’UE sarà disposta a concedere alla Gran Bretagna termini favorevoli quando saranno intavolati negoziati per l’effettiva uscita. Forse la Gran Bretagna crede di potere fare la voce grossa al riguardo, ma dovrà fare i conti con gli interessi dei  27 paesi rimasti membri dell’UE.

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