“ALLA PANCHINA – Una storia di Amicizia” UN LIBRO DI AURORA COPPOLA – Recensione di Concetto La Malfa

Più di un anno fa conobbi a Dublino Aurora Coppola, una toscana, autrice di grande sensibilità, che ha vissuto e lavorato a Dublino per alcuni anni. Al nostro primo incontro Aurora mi regalò un libro di poesie “Spoglia di sillabe” che mi fornì un ideale pretesto per intervistarla in seno al primo di una serie di notiziari video di rassegna italiana in Irlanda, italvideonewstv.net,  da me diretti  (vedi video).
Divenuta mamma e tornata, almeno temporaneamente,  in Italia, mi ha inviato copia del suo ultimo libro dal titolo “Alla Panchina” sul quale mi sento di stilare una mia modesta  recensione.
“Alla Panchina” è come un vangelo esistenziale dell’essere umano. L’autrice Aurora Coppola scava con franchezza e maestria nell’indole di due personaggi principali, Andrea e Vincenzo, che, pur di diversa età e appartenenti a due mondi diversi, diventano amici.
I conformisti chiamerebbero Andrea un disadattato, ma gettando via i paraocchi Aurora lo rivela quale ribelle, un mostro di sensibilità e suscettibilità, profondamente umano, vittima anche lui dei moderni aggeggi tecnologici e social media, che tenta il suicidio più volte senza mai riuscirci e che si chiede continuamente a cosa serva la vita e quale sia il ruolo dell’uomo sul nostro piccolo pianeta, nel perenne tentativo di scoprire se stesso.
Vincenzo, invece, proviene dal mondo  del perbenismo capitalistico,  un uomo di carriera che però abbandona questo mondo, fregato dal sistema di cui faceva parte, per intraprendere la carriera del barbone a tempo indeterminato.
Non mancano riferimenti a Freud  “.… la depressione …  Freud l’ha paragonato addirittura al lutto, la perdita di un oggetto che sfocia nella perdita di un soggetto …” e perfino a Pirandello, quando Aurora, parlando del sole, lo definisce “… il furfante che ti illumina la faccia di bugie, vestite da persone che camminano frettolosamente per il corso e indossano le loro maschere …”
Andrea, dibattuto tra il volere andare a scuola o marinarla, incontra Vincenzo che conduce appunto la vita di un barbone col suo sacco di immondizie e un piccione da accarezzare. I due  si incontrano ad una panchina,  e nel corso della loro amicizia si rigettano e si incontrano forse in un luogo comune che è quello della filosofia della vita che entrambi considerano una farsa. L’amicizia fra i due non è priva di incidenti:  delusioni, sbronzate a base di vodka,  il coma di Andrea e l’accoltellamento di Vincenzo.
Vincenzo finisce all’ospedale e muore. E Andrea non ha lo stomaco per andare al funerale.
Alla fine dell’anno scolastico Andrea vien bocciato e si sbronza di vodka prima di tornare a casa dove si attende di essere linciato dai suoi, ma prima ritorna per un’ultima volta alla panchina dove aveva conosciuto il suo amico Vincenzo. Adagiandovisi  si addormenta e sogna. Sogna di entrare in un locale inusitato dove gli appare Vincenzo che lo sgomenta. Questi  ha un aspetto ringiovanito e gli dice: “Andrea non ti preoccupare per me, io sto bene dove sono.”
Poi, nel sogno, sente una voce dall’alto della scale che grida in tono severo “Vincenzo! … Vincenzo! …”, al che Vincenzo si accortoccia e scompare.
Sconvolto dall’insolito onirico messaggio dall’oltretomba, Andrea si sveglia di soprassalto contento di avere rivisto il suo amico alla stessa panchina dove  l’aveva incontrato per la prima volta.
In sintesi  “Alla Panchina” è un libro intriso di tanta depressione, desolazione, a tratti nera negatività e incapacità di conciliazione con un mondo balordo, corrotto e conformista. In questo quadro desolato è forse solo il senso dell’amicizia fra due esseri umani che trionfa.
Concetto La Malfa
(Alla Panchina – Aletti Editore – disponibile anche in e-book)

Share This